Cerca nel sito


Contatti

Cubareale - Niki

E-mail: seriomario@hotmail.com

 

OCHA’ : LA SANTERIA CUBANA

 

L’UNIVERSO  YORUBA

- LE  RADICI  E  LA  LINGUA:

 

Sincretismo, spiritualità e magia sono alcune delle caratteristiche fondamentali

della Santeria

Cubana, di cui la  Regla de Ocha’ è il ramo principale

Le radici della Regla affondano nel continente africano, in particolare in Nigeria, paese da cui provenivano

la maggior parte degli schiavi portati dagli spagnoli nelle piantagioni cubane. Credevano in un universo

popolato di spiriti e divinità associate agli elementi della natura e pertanto vicine e materiali abbastanza

da poter comunicare con gli uomini e influire nella loro esistenza quotidiana tanto positivamente

quanto negativamente.

Proprio in funzione di questa vicinanza delle divinità, dell’assenza di differenze sostanziati tra il mondo

dei viventi e quello degli spiriti, la magia diventa il mezzo principale di comunicazione

e di intervento sulla natura con un obiettivo che ha un’unica aspirazione e tanti cammini:

la felicità.

Una volta esportata nelle regioni caraibiche la religione Yoruba

(il nome delle tribù e della lingua degli schiavi nigeriani) continua a mantenersi viva e a evolvere

in funzione dell’ambiente in cui gli schiavi si trovano a vivere. Le conoscenze dei più anziani,

di quanti erano nati in Africa e possedevano l’essenza più pura e potente della religione,

venivano trasferite alle generazioni successive in forma assolutamente orale e mai completa.

La religione Yoruba ha infatti carattere esoterico: ai misteri più profondi si accede solo in

funzione dei diversi livelli di iniziazione.

Nel corso degli anni, quindi, solo pochissimi uomini e donne conservarono e trasmisero

ai loro successori il sapere Yoruba più profondo, ma l’impianto generale della religione

e il linguaggio Yoruba continuarono a trasmettersi raggiungendo anche la società bianca

dei padroni spagnoli.

Il contatto della Regla con il mondo dei bianchi, i cattolicissimi spagnoli, produsse una prima

conseguenza nel divieto assoluto di professione e pratica di religioni pagane imposto agli chiavi

delle piantagioni e nell’obbligo alla conversione al cattolicesimo.

Gli schiavi vennero battezzati, venne loro attribuito un nome spagnolo e i gesuiti iniziarono l’opera

di evangelizzazione insegnando loro i fondamenti del cristianesimo.

L’ingresso della nuova religione fu tutt’altro che conflittuale per i seguaci della Regla, abituati a

una grande elasticità dei principi e dei fondamenti religiosi e all’assenza di una verità assoluta

da difendere ad ogni costo. Non fu difficile per loro, quindi, assimilare alcuni precetti biblici,

per molti aspetti vicinissimi alle tradizioni Yoruba e, in apparenza, accettare la ritualità cristiana.

In realtà, le Figure dei danti cristiani e le vicende narrate dalla Bibbia vennero sistematicamente

conglobate nel pantheon della Regla e assimilate agli spiriti e alle divinità yoruba,

dando vita alla religione sincretica che caratterizza l’intero Caribe e parte dell’America Latina

con i  nomi di Santeria, Voodo, Cordon Bleu ecc, a seconda del paese in cui viene praticata.

- LA GENESI:

Dio onnipotente, Olofi,  viveva in uno spazio infinito, fatto solo di fuoco,

fiamme  e vapore densissimi.

Era così che Olofi  voleva l’universo. Ma venne il giorno in cui si annoiò della solitudine e decise

che era arrivato il momento di abbellire quel paesaggio tanto cupo e ostile. Liberò la sua potenza

così da far scendere acqua a torrenti. Alcuni elementi solidi si opposero al suo attacco e così si

formarono enormi voragini  nella roccia: l’oceano vasto e misterioso dove risiede Olokun. 

Nei punti più accessibili prese dimora Yemayà, vibrante nei suoi colori, l’azzurro e l’argento.

Yemayà  fu dichiarata madre universale, madre degli Orisha. Dal suo ventre uscirono la luna

e le stelle, il secondo passo della creazione.

Olordumare, Obatalà, Olofi e Yemayà decisero che il fuoco, spento in alcune zone,

e ancora forte in altre, venisse completamente assorbito dalle viscere della terra,

attraverso il temuto e venerato Aggayù Sola, rappresentato dal vulcano e dai misteri delle profondità.

Mentre si spegneva il fuoco, le ceneri si sparsero ovunque, formando la terra, rappresentata da Orichaoko,

che le diede forza al punto da permettere la nascita degli alberi, dei frutti e delle erbe.

Nei boschi si aggirava Osain, con la sua saggezza antica sulle facoltà mediche delle essenze

e delle erbe. Nacquero così anche le paludi. Da quelle acque stagnanti si originarono le epidemie,

personificate da  BabalùAye.

Yemayà la saggia, la generosa, madre di tutto e di tutti, decise di dare delle vene alla  terra e

creò i fiumi di acqua dolce e potabile, perché Olofi potesse creare gli esseri umani.

Fu così che nacque Ochun.  Le due si unirono in un abbraccio di amicizia che diede al mondo

un’inestimabile ricchezza.

Olofi decise di ritirarsi e di vivere lontano, dietro il sole, Olorun, e lasciò come suo rappresentante

ed esecutore dei suoi ordini Obatalà, il quale creò gli esseri  umani. Ma iniziò un vero disastro.

Obatalà, tanto puro, bianco e pulito cominciò a soffrire per le intemperanze degli uomini.

Stanco di tanta sporcizia, si innalzò per vivere tra le nubi. Da lì iniziò a osservare

il comportamento degli uomini e si rese conto che qualcosa non andava.

Olofi si era dimenticato di creare la morte.

 (tradotto da : Opolopo Owo, di Natalia Bolìvar  Arostequi, La Habana 1994).

                                                                                                                                                            

- DEL BENE E DEL MALE :                         

 

La natura non è buona né cattiva. Esseri viventi, uomini, spiriti, divinità, pensieri e azioni

non sono né buoni né cattivi, non in senso assoluto.

La religione Yoruba non ha comandamenti né un’etica basata su principi assoluti e universali,

ma si basa su una spinta apparentemente semplice e banale: la ricerca della felicità.

Bene è ciò che rende felici, male ciò che fa soffrire. Questo non significa che l’essere umano

sia legittimato a compiere ogni tipo di azione sulla base del proprio benessere

o di un egoistico piacere. La felicità dell’individuo, infatti, non esiste se non si inserisce all’interno

di un quadro naturale e spirituale armonioso, in equilibrio. Salute, benessere materiale,

felicità amorosa sono gli ingredienti fondamentali per rendere un essere umano sereno,

ma non sono raggiungibili se gli elementi di cui è composto l’ambiente in cui l’individuo

esiste e agisce non sono ciascuno in equilibrio rispetto agli altri. E in questi elementi sono

compresi gli altri individui che interagiscono con lui, gli spiriti che lo accompagnano,

gli orisha o santi, l’ambiente in cui vive.

Buona diventa perciò ogni azione che si muove verso il raggiungimento di questo equilibrio

e cattiva ogni azione che lo rompe o che provoca degli squilibri.

Se qualcosa non funziona nella vita di un aderente alla Regla, se è ammalato, se non trova l’amore,

se non riesce ad avere denaro sufficiente, la prima cosa da fare è scoprire il punto di squilibrio

e la seconda agire con riti o magie per ricomporre il quadro.

Entra in gioco il ruolo della divinazione, della Regla de Ochà non solo per conoscere gli eventi futuri,

funzione in realtà secondaria, ma soprattutto per mettere in comunicazione gli individui con il loro

mondo spirituale, comprendere i motivi profondi degli eventi presenti e agire in modo da prevenire

quelli futuri. I metodi di divinazione sono tantissimi: dal trans di persone particolarmente sensibili

al potere di possessione degli spiriti, al lancio di pezzi di cocco e di conchiglie, fino al più elevato

e complesso sistema divinatorio Yoruba, chiamato Ifà ed esclusivo territorio di conoscenza

e pratica dei babalawos, messaggeri di Orula.

Saranno gli stessi spiriti e gli Orisha a indicare alla persona le vie da seguire per migliorare la vita,

magari anche attraverso alcuni tabù, cose o azioni che la persona dovrà evitare se non vuole

incorrere in problemi e difficoltà. Sono questi principi pratici assolutamente quotidiani,

che riguardano le abitudini alimentari e i costumi di vita, variabili da persona a persona e

sempre espressi sotto forma di consiglio, mai di imposizione.

Sono il bene, secondo Ochà.

 

“ Magia, mistero, superstizione, filtri d'amore e di morte, in un miscuglio magico

animico e sensuale, la Santeria, la vera religione di Cuba, si rifà ad antichi retaggi

africani e spagnoli, confondendo in un mix al di fuori delle nostre concezioni

ed aspettative, il sacro ed il profano…”

 

 

 

- RITUALI E SACRIFICI :

   

Ogni singola azione religiosa degli appartenenti alla Regla de Ochà è scandita da rituali e da

pratiche magiche molto diversi tra loro, ma tutti con un obiettivo sostanziale: mettere in

comunicazione gli esseri umani con l’universo degli spiriti, siano essi gli spiriti defunti o

quelli degli Orishas.

Una parte dei rituali possono essere compiuti da qualunque fedele, senza intermediazioni.

 

1.      Piccoli riti quotidiani

 

Ma tutti i rituali fondamentali della Santeria richiedono la presenza di intermediari iniziati

ai misteri della religione, ciascuno con la propria “specializzazione”. I medium, o spiritisti,

presiedono a tutti i rituali dedicati agli spiriti dei morti, mentre nella sfera riguardante gli Orishas,

le iniziazioni, i sacrifici e alcuni tipi di divinazione entrano in gioco santeros e babalawos.

Ecco alcuni dei riti più frequenti:

1.      Misa spiritual

2.      Divinazioni

3.      Depurazione

4.     Ebbò

5.      Consegna di oggetti sacri

6.      Kofa e Mano de Orula

7.      Iniziazione  o Asentamiento

    

 

-  RITI QUOTIDIANI

 

 Fra i riti quotidiani compiuti praticamente da ogni credente nella Santeria vi sono quelli rivolti

agli spiriti dei defunti che vegliano su ciascuna persona. A loro viene generalmente dedicato una

sorte di altare, chiamata mesa spiritual (tavola degli spiriti), sulla quale trovano posto i bicchieri

d’acqua per placare la sete degli spiriti, crocifissi, fotografie o ritratti di antenati, candele votive, fiori,

generalmente bianchi anche del cibo, che però viene lasciato fuori dalle mura della casa.

Nelle case dei credenti, inoltre, c’è sempre un angolo o una stanza interamente dedicata ai santi.

I santi, materializzati in specifici oggetti sacri come pietre, contenitori di terracotta decorati con i

colori del singolo Orisha, simboli di vario tipo, trovano generalmente posto vicino al pavimento,

tranne alcuni di loro, che vanno riposti in luoghi alti. Anche a loro i credenti dedicano offerte di cibo,

candele votive, fiori, fumo di sigaro, spruzzate di bevande alcoliche.

 

- LA MISA  ESPIRITUAL :

 

E’ il più tipico esempio di sincretismo religioso. La Misa è infatti un rito compiuto sulla base di preghiere

e gesti tipici delle Messe cattoliche,  eseguito in onore degli spiriti dei defunti.

A presiedere il rito è generalmente uno o più medium, chiamati appunto spiritisti. Nei riti più tipicamente

cattolici sono poi inseriti gesti della tradizione Yoruba, come l’offerta di fumo di tabacco e di alcol.

Generalmente questi riti sono eseguiti per invitare gli spiriti a possedere i medium presenti

e a parlare attraverso di loro.

 

Possono essere rituali collettivi, offerti dagli stessi spiritisti ai propri spiriti guida, e a cui vengono

invitate a partecipare moltissime persone, oppure riti dedicati a singoli individui che desiderano

consultare i propri spiriti tutelari attraverso la mediazione degli spiritisti.

 

 

- DIVINAZIONI :

Il trans

 

Un medium, un santero o un qualsiasi partecipante a un rito vengono posseduti da uno spirito

(un defunto o un Orisha). In questo modo lo spirito può comunicare con gli uomini e fornire loro

direttamente indicazioni sul futuro, consigli, avvertimenti.

 

 

Il cocco

 

Il Santero si rivolge ai santi (generalmente a Elegguà) tenendo in mano quattro pezzi di cocco appena aperto.

Formula una domanda specifica e lancia a terra il cocco. I pezzi cadono con la parte bianca rivolta

verso l’alto o verso il basso, A seconda delle combinazioni, si ottengono le risposte alle domande.

 

Le conchiglie

 

Gli Orisha che hanno  il potere divinatorio dominano alcune delle ventuno conchiglie utilizzate

per la divinazione. I santeros conservano le conchiglie in appositi contenitori con i colori dell’Orisha

a cui sono dedicate. Al momento della divinazione, al consultante vengono consegnati una pezzetto d’osso

  e un seme o una pietra scura, che dovrà stringere nei pugni chiusi a ogni domanda rivolta all’Orisha.

A seconda della combinazione delle conchiglie lanciate su una stuoia si ottiene l’indicazione positiva

o negativa e il riferimento a un racconto da  cui vengono tratte le indicazioni necessarie per la divinazione.

 

Ifa

 

E’ il massimo strumento divinatorio della Regla de Ochà. Dominato da Orula, è competenza esclusiva

dei babalawos. Si tratta di un campo estremamente esoterico, ma che si basa essenzialmente

sull’abbinamento di numeri a leggende da cui il babalawo è in grado di trarre previsioni e avvertimenti.

Gli strumenti di lettura sono una catena a cui sono appese otto placche di cocco e il Tablero,

su cui vengono lanciate le conchiglie e indicati i simboli divinatori.

 

 

- DEPURAZIONE :

 

La limpieza, o depurazione, è un atto fondamentale della religione Yoruba. Attraverso

questi rituali il fedele si libera di eventuali influssi negativi che possono provocargli malesseri fisici,

cattiva sorte e problemi di vario genere. Vi sono vari rituali di depurazione, tutti incentrati

sul trasferimento delle forze negative dall’individuo a oggetti, erbe o animali che poi vengono offerti agli spiriti.

Alcuni rituali vengono eseguiti durante le messe spiritistiche.

Vengono preparati i mazzi di erbe e fiori, bagnati di alcol, impregnati di fumo e offerti agli spiriti.

Con questi mazzi vengono poi date energiche sferzate sul corpo dei presenti, che in questo modo

si liberano dei cattivi influssi.

Un secondo rituale molto diffuso viene eseguito direttamente dai Santeros e si chiama Rogaciòn de caveza.

In questo caso, il credente viene depurato attraverso l’applicazione in vari punti del corpo di una pasta ottenuta

con polpa di cocco, lana di pecora e altri ingredienti rigorosamente bianchi.

Le applicazioni vengono lasciate qualche minuto sul corpo del credente e poi tolte e offerte agli Orishas s

econdo le loro indicazioni. Altri rituali di depurazione vengono eseguiti per liberare case o luoghi da spiriti negativi.

 

 

- EBBO’

 

Con il termine Ebbo’ si definiscono tutte le offerte richieste dagli Orishas da parte dei fedeli. Il Santero o il Babalawo

determinano in modo dettagliato il tipo di Ebbo’ che il cedente deve offrire, attraverso la comunicazione

con l’Oricha e lo spirito.

Nei casi più semplici si tratta di offerte di frutta ( a ciascun Orisha sono dedicati particolari tipi di frutta, di erbe e di animali),

di monete o di particolari oggetti. Più spesso, l’Ebbo implica il sacrificio

di animali. Ad eseguire i rituali di offerta e sacrificio sono sempre anteros e babalawos.

Agli Orishas viene offerto esclusivamente il sangue e alcune parti specifiche degli animali sacrificati, mentre il

destino del corpo dell’animale viene determinato di volta in volta a seconda delle richieste dell’Orisha.

 

 

- OGGETTI SACRI

 

Ogni oggetto sacro viene consegnato al credente attraverso particolari cerimonie che, nella maggior parte dei casi,

corrispondono anche a diversi livelli di iniziazione e di conoscenza dei misteri della Regla.  I rituali più frequenti

sono la consegna dei Guerreros (Elegguà, Oggun, Ochosi) e delle collane sacre. I tre guerrieros, materializzati

in una pietra o una conchiglia (Eleggua), un calderone di ferro contenente i simboli di Oggun e

il gallo con la freccia di Ochosi,

diventano numi tutelari della persona che li riceve e sono il primo passo iniziatico alla religione.

Anche la consegna delle collane sacre avviene attraverso un rituale iniziatico. Per ogni Orisha il Santero

consegna una collana di perline con i colori dell’Orisha a cui appartiene. Le collane diventano il mezzo

per avere sempre con sé la protezione e la presenza degli Orisha nella vita quotidiana.

E’ fatto divieto di indossarle alle donne durante il periodo mestruale e a tutti i rapporti sessuali.

 

- KOFA E MANO DE ORULA

 

Si tratta dei rituali attraverso i quali il credente accede ai misteri di Orula. Il Kofa è un rito a

cui hanno accesso uomini e donne, primo gradino iniziatico di Orula, il svolgimento è avvolto

da un rigoroso esoterismo. Gli uomini possono poi ricevere un secondo Kofa e iniziare il percorso

per diventare babalawo, ossia interprete delle divinazioni di Orula, un ruolo fondamentale e molto

prestigioso al’interno della Santeria. Non va dimenticato, infatti, che ogni rituale comporta il pagamento

di un “derecho”, una somma che il fedele deve tributare per il servizio ricevuto e, nel caso dei servigi

dei babalawos il derecho è spesso piuttosto consistente, I migliori babalawos dedicano gran parte

della loro vita ala funzione religiosa, approfondendo lo studio non solo dell’Ifà,

il complesso sistema divinatorio, ma anche di testi sacri di diverse religioni, da cui vengono generalmente

tratti, insegnamenti e suggerimenti di approfondimento.

 

- ASENTAMIENTO

 

Con la cerimonia di Asentamiento la persona riceve l’Orisha di cui viene riconosciuto “figlio”.

E’ il rito iniziatico che permette di di diventare santeros e quindi di accedere ad ogni livello

di conoscenza e di pratica della Regla. La cerimonia è molto complessa e si svolge nel’arco di tre

giorni, con la partecipazione di diversi babalochas (santeros) e iyalochas (santeras).

L’ultimo giorno viene fatta una versa e propria festa a cui sono invitate moltissime persone.

Durante i tre giorni

l’individuo che deve ricevere il santo viene preparato attraverso riti di purificazione e divinazioni dalle

quali vengono tratti i consigli fondamentali per la vita del futuro santero. Al temine delle cerimonie,

il credente diventa Iawò, e viene considerato vulnerabile e puro come un neonato,

Per un intero anno dovrà sottostare a un regime comportamentale severissimo e rispettare diversi tabù o

proibizioni, che hanno la funzione di preservare la sua purezza ed evitargli incidenti.

Al termine dell’anno di iawoage, la persona può effettivamente iniziare la pratica della religione

nel ruolo di santero.

 

 -      LA MUSICA E LA DANZA

L’aspetto folcloristico della Santeria è strettamente legato a quello rituale. Musica e danza hanno un ruolo

fondamentale in praticamente tutti i riti della Regla e derivano direttamente dalla tradizione Yoruba africana.

Le danze hanno come temi importanti i riti della possessione e del trans e la rappresentazione delle vite e

delle gesta dei vari Orishas, ciascuno dei quali viene simboleggiato secondo una precisa iconografia.

La tradizione della danza rituale  si è poi trasferita anche al di fuori dei rituali sacri, codificata e in un certo

senso istituzionalizzata fino a divenire una espressione artistica folcloristica, ma non per questo svuotata

del suo significato originario.

La musica che accompagna i rituali santeri è quasi esclusivamente composta da basi ritmiche e

melodie vocali in cui si alterna una voce dominante, detta “diana” o “gallo”, e un coro.

Gli strumenti utilizzati sono tamburi e percussioni chiamati Batà, dotati di valenza sacra e custoditi

gelosamente assieme agli altri oggetti sacri nelle case-tempio, gli Ilè, dei santeros e babalawos.

Ad ogni costo e ad ogni occasione rituale corrispondono sequenze ritmiche e combinazioni di strumenti

che accompagnano lo svolgimento  della cerimonia e svolgono in essa una funzione centrale di richiamo

per gli spiriti invocati e di offerta agli Orishas.

Anche la musica rituale può essere eseguita al di fuori delle cerimonie come espressione artistica

folcloristica e, di recente, a Cuba sono sorte diverse istituzioni che hanno lo scopo di recuperare

 mantenere viva la tradizione Yoruba.

Oltre ai tantissimi gruppi folcloristici che operano nel paese, due celeberrimi interpreti dei canti Yoruba

(oltre che santeros di fama) sono Lazaro Ros e Mercedita Valdès.

 

 

- I TAMBURI BATA’

 

Gli strumenti fondamentali di ogni cerimonia

sono i tre tamburi Batà. Il più grande, dal tono più profondo, si chiama Iyà. Che in lingua Yoruba

significa madre. C’è poi l’tòteles, di misura e tono medi e, infine, il più piccolo, l’okònkolo.

I suonatori tengono i tamburi sulle ginocchia in posizione orizzontale in modo da poter suonare

entrambe le estremità. Spesso gli Iyàs sono decorati con campanelli e sonagli, chiamati chaworo,

che arricchiscono le vibrazioni del suono.

I Batà sono oggetti sacri per eccellenza, perché al loro interno contengono un mistero chiamato ana,

un vero e proprio Orisha che vive all’interno dei tamburi. Insieme ai tre tamburi principali suonano

quasi sempre altri strumenti a percussione, come gli abwes o guiros, costituiti da un contenitore vuoto

(come una zucca disseccata) avvolto da una rete costellata di sonagli, e strumenti dal suono metallico,

come le campane.

La linea ritmica seguita dai suonatori batà è piuttosto complessa e si definisce poliritmia,

proprio per la caratteristica sovrapposizione di linee apparentemente indipendenti,

ma legate tra loro da un tema comune sul quale gli strumenti confluiscono alternativamente.

 

 

GLI  ORISHAS PRINCIPALI

 

ORULA  

 

Orula è la divinità della sapienza e della divinazione. E’ l’unico a cui Olofi permise

di essere testimone della creazione dell’universo. Ora continua ad essere testimone

del percorso dei destini degli esseri umani. Uno dei suoi titoli è Eleri Ipin, testimone

della creazione del destino. I suoi sacerdoti sono i babalawos, che significa padri

dei segreti. Il loro compito è quello di dedicare la loro intera esistenza

alla pratica della divinazione e alle azioni ad essa correlate. Attraverso la Tavola

di Ifà i babalawos svelano i segreti dell’universo e quelli dello svolgimento delle nostre singole

esistenze I colori di Orula (o Orunmila) sono il verde e il giallo e riflettono la sua stretta relazione

con Osain e con O’chun, la sua apetevi, con cui ha una connessione molto stretta.

Orula è la saggezza e Ochun la conoscenza e la saggezza senza la conoscenza

è inefficace, così come chi ha la conoscenza ma non la saggezza costituisce

un pericolo per se stesso e per gli altri.

 

OBATALA'

 

Obatalà è il padre benevolo di tutti gli orishas e dell’umanità. E’ lui che presiede

alla testa e alle menti degli esseri umani. Olofi creò l’universo, ma diede a

Obatalà il compito di organizzare il mondo di creare l’umanità.

E’ la fonte primaria della purezza e della saggezza. E’ comprensivo e pacifico.

Malgrado ciò il suo aspetto è quello di un guerriero e, grazie a questa veste,

riesce a imporre la giustizia sul mondo. Il suo colore dominante è il bianco,

a volte mescolato al rosso, al marrone o ad altri colori che stanno a

rappresentare i suoi diversi cammini ( rappresentazioni e materializzazioni

diverse di una stessa divinità). Il bianco è il colore che lo contraddistingue

poiché in esso sono racchiusi tutti i colori dell’iride e quindi, in un certo modo,

tutte le divinità. E’ l’unico Orisha ad avere sia cammini maschili sia cammini femminili.

 

OLOKUN

 

Olokun è il mistero degli oceani. E’ quanto di più immenso e profondo

si possa immaginare, un’entità talmente estesa e misteriosa che la mente

umana non riesce a concepirla e a farne una rappresentazione. Olokun è,

assieme a Yemayà, il principio vitale per eccellenza, colei da cui tutte scaturisce.

Proprio in funzione della sua immensità e della sua impensabilità,

Olokun è l’unico Orisha di cui non è possibile fare una rappresentazione materiale.

Nessun essere umano può essere posseduto da Olokun perché la sua vastità

non potrebbe mai essere racchiusa in un corpo tanto limitato. Si può dire che

Olokun è un’entità mistica a cui i credenti si rivolgono con estremo timore e rispetto.

I suoi misteri, infatti, così come sono fondamenti fecondi da cui la vita trae origine,

possono diventare anche poteri distruttivi incontenibili.

 

YEMAYA'

 

Questa dea vive e domina nei mari e nei grandi laghi. E’ la signora

della maternità ed è considerata la Grande Madre universale.

Il suo nome è un’abbreviazione dell’espressione Yeye Omo Eja che significa

“la madre dei pesci”, a rappresentare anche il numero infinito dei suoi figli.

Ogni forma di vita ha il suo inizio nel mare, a cui corrisponde a cui corrisponde

il liquido amniotico in cui sono immersi gli embrioni umani, vicini alla vita

dei pesci ancora prima che a quella degli uomini. Insieme alla potentissima

e misteriosa Olokun, Yemaya è la radice di tutte le possibilità e di tutte

le manifestazioni divine, è la fonte di tutte le ricchezze, che condivide con la

sua sorella minore, Ochùn.Veste con sette sottane azzurre e bianche, i

ndossa gioielli d’argento e di corallo e, come il mare e i laghi profondi, anche lei ha un

temperamento  profondo e insondabile e, per questo, anche imprevedibile.

Nel suo cammino di Okuti è rappresentata come la regina delle streghe, c

ustode dei misteri più profondi e oscuri.

 

OCHUN

 

E’ la regina delle acque dolci, i torrenti, tutti i corso d’acqua e i laghi.

E’ la personificazione dell’amore e della fecondità. A lei si ricorre anche per

cercare un aiuto in problemi di carattere economico. E’ la più giovane delle

divinità femminili e, malgrado ciò, ha il titolo di Iyalode o regina. Possiede virtù

curatrici che mette in pratica attraverso le sue acque e il miele, di cui è la padrona.

E’ la seduttrice degli Orisha e in un’occasione riuscì a salvare il mondo

costringendo, con il suo fascino, Oggun a uscire dalle foreste e tornare nella civiltà.

Nel suo cammino di Ibu Kole (una delle rappresentazioni Dell’Orisha) salvò il mondo

d una siccità volando in cielo. Per la sua funzione centrale dell’intermediazione

tra gli uomini e Orula, tutti coloro che vengono iniziati come Iawos, qualunque

sia la divinità che stanno per ricevere devono rendere omaggio a Ochun bagnandosi in un fiume.

I colori di Ocun (la cui rappresentazione sincretica è la vergine della Carità di Santiago)

sono il giallo e l’oro, il suo numero è il 5. A lei appartengono i pavoni reali altri

uccelli dal piumaggio colorato. Ochun è in sostanza la rappresentazione della

femminilità e come tale ha anche delle accentuate caratteristiche di vanità e narcisismo.

Adora le feste e i balli, i gioielli e gli adorni di ogni genere, soprattutto d’oro.

Il suo fiore preferito è il girasole.

 

CHANGO'

 

E’ probabilmente il più popolare degli Orishas; Changò (Santa Barbara,

nella iconografia sincretica cattolica) domina i lampi, i tuoni, il fuoco, i tamburi e la danza.

E’ una divinità guerriera di temperamento astuto e strategico, ma molto irascibile.

Il suo carattere primario, comunque, è quello di essere la personificazione

stessa della virilità. In un passato leggendario, Changò era l’imperatore (Alafin)

del regno di Oyo. La sua sposa legittima è Obba, ma mantiene relazioni amorose

anche con Oyà e Ochun. E’ un Orisha dal carattere focoso e dalla volontà ferrea,

appassionato di tutti i piaceri terreni:il ballo, i tamburi, le feste, le donne, il cibo.

Si accompagna sempre ad Elegguà, di cui si dice è Ocanani, che significa

fatti di un solo cuore, inseparabili. La natura di Changò trova la sua rappresentazione

più evidente nella caduta di un fulmine, nella rapidità con cui il fuoco può

divorare ciò che incontra sulla sua strada. La leggenda vuole che le capacità

divinatorie di Ifà originariamente appartenessero a questo Orisha e che questi

le abbia cedute a Orul in cambio della bravura nella danza. I suoi figli, comunque,

mantengono forti capacità di divinazione. In onore sua grandezza, ogni volta che

viene menzionato Changò i fedeli si sollevano sulla punta dei piedi o si alzano

se sono seduti. La casa di Changò viene generalmente rappresentata come un

castello fortificato, in ricordo del suo passato di imperatore. I suoi simboli

sono strumenti guerrieri, come la lancia e l’ascia e o suoi colori sono il rosso e

il bianco. I numeri in cui si rappresenta sono il 4 e il 6.

 

ELEGGUA'

 

Elegguà è colui che presiede ad ogni cammino e ad ogni porta del mondo.

E’ il depositario dell’Ashè, ovvero del potere spirituale. E’ anche simbolo

degli opposti. I suoi colori sono il rosso e il nero, proprio a sottolineare la sua natura contraddittoria. In un certo senso, Elegguà si situa a metà strada tra gli esseri

umani e gli esseri divini. Viene personificato in un bambino, messaggero capriccioso

ma anche ingenuo tra i due mondi, Proprio per questo suo ruolo di intermediario

tra uomini e divinità, Elegguà ha una stretta relazione con Orula.

Qualunque azione voglia intraprendere un credente nella Santeria, la prima cosa

che farà sarà consultare Elegguà, chiedere il suo consiglio e il suo permesso.

In tutti i rituali santeri, a lui è dedicata la prima offerta sacrificale, poiché è

Elegguà che apre ogni sentiero e decide se liberare la strada verso il raggiungimento

di un obiettivo a costellarla di ostacoli e difficoltà. Tutte le feste della Santería

cominciano e terminano con canti, ritmi e danze per Elegguá. Egli balla

con il suo attributo, il garabato, una sorta di gancio o di ramo curvo con il quale a

pre il cammino agli uomini. Questo Orisha, nei riti di divinazione, parla ed è rappresentato attraverso i numeri 3 e 21.

 

OGGUN

 

Oggùn è il dio del ferro, della guerra, del lavoro manuale. E’ colui che presiede

a tutto ciò che implica tecnica, costruzione tecnologica. Il fine di queste tecniche

e tecnologie è principalmente quello bellico, data la sua natura di guerriero.

Così come Elegguà apre le strade, Oggùn le spiana a colpi di machete.

Sulla vita e le abitudini di Oggun esistono numerose e contraddittorie leggende,

ma tutte concordano nel rappresentarlo come una divinità costantemente impegnata

nel lavoro manuale, nella meccanica, nei lavori pesanti di costruzione di ogni tipo di materiale.

Ha una personalità schiva, vive principalmente lontano dalle folle, nei boschi, nelle montagne.

I suoi colori sono il verde e il nero e il numero di cui si riconosce è il 7.

 

OYA'

 

Amante di Changò, signora del fulmine e del cimitero. Violenta e impetuosa,

ama la guerra e accompagna Changò nelle sue campagne, con il suo esercito di spiriti,

combattendo con due spade. Vive alla porta del cimitero o nei suoi dintorni. Con Elegguà,

Orula e Obatalà, domina i quattro venti. Possiede tutti i colori tranne il nero,

il suo giorno è il venerdì. Si sincretizza con la Vergine della Candelora

 

BABALU' AYE

 

Babalu’ Aye o San Lazzaro è uno degli Orisha più invocati dai fedeli nella Santeria,

ma anche dai cattolici cubani. E’ la divinità che ha a che fare con le malattie del corpo,

le epidemie, le menomazioni. La raffigurazione di Babalu Aye, infatti, è quella di un

mendicante storpio, coperto di piaghe, vestito solo di una poverissima veste bianca.

Ma Babalu è anche colui che aiuta chi soffre, il santo a cui tutti chiedono la grazia della

guarigione e l’aiuto negli stati di malessere fisico, di problemi di salute propria

o di persone care. Moltissime sono le manifestazioni del culto a San Lazzaro,

veri e propri voti che i fedeli adempiono andando in pellegrinaggio al santuario

dedicato a questo santo nel quartiere Habana Centro della capitale.

Si vedono persone che percorrono il sentiero in ginocchio, vestite di stracci bianchi,

che donano soldi e altri regali ai tanti mendicanti che si affollano attorno al luogo

santo e mille altre espressioni di gratitudine o di offerte votive.

 

OCHOSI

 

Ochosi è il terzo membro del gruppo di Orishas denominato Guerreros e

viene consegnata assieme a Eleggua, Oggun e Osun, la freccia della giustizia,

per proteggere colui che riceve questa iniziazione, per aprire e spianare la sua strada.

Ochosi è un cacciatore che , per inseguire le sue prede esplora territori sconosciuti e i

mpervi. Nella gerarchia degli Orisha il suo ruolo è quello di intermediario e interprete per

Obatalà, con cui è in stretta relazione. I suoi colori sono il blu e il giallo,

la sua rappresentazione materiale è quella di una gallo e la sua collocazione

all’interno della casa degli iniziati è in un luogo elevato.

 

OSAIN

 

Osain è il medico degli Orishas. E’ l’unico a conoscere perfettamente le virtù

curative di ogni elemento naturale, erbe, alberi, minerali. Il suo stesso spirito alberga

nelle sostanze curative e Osain vive in ogni angolo in cui vi siano elementi naturali,

in un piccolo vaso come in un enorme bosco. Osainisti sono coloro i quali si

specializzano nella conoscenza delle proprietà medicinali degli elementi naturali

e delle correlazioni tra questi elementi e le varie forze spirituali a cui appartengono

e che ne determinano gli usi. Praticamente in ogni cerimonia delle Regla sono presenti

piante e rami di albero che vengono scelti accuratamente in funzione delle loro proprietà

e Osain è colui a cui si deve chiedere il permesso di addentrarsi nei boschi o

di raccogliere un qualunque elemento. Solitamente la persona che esegue

queste operazioni (che sono regolate da rigorosissime norme di comportamento)

è uno specialista nella raccolta delle erbe che si occupa poi anche della vendita.

E’ lo yerbero, una figura tradizionale ancora molto diffusa in tutta Cuba.

 

 

Breve saggio sulla santeria

 Da. http://ilsognodelcaribe.blogspot.it/ 

La Santería a Cuba

 
Al  sorgere  del  sole,     all’inizio  delle  notti  di  luna  piena,  quale uomo  dall’ Africa all'Australia, dall’Europa  alle Americhe,  nel corso dei secoli, non  si è  posto   l’interrogazione  del perché dopo l’oscurità ritorna la luce, dopo il temporale il sereno, dopo la primavera l’estate e poi l’autunno in un sincronismo di eventi quasi magici. Ed ancora sugli uomini che l’hanno preceduto e su coloro che  vivranno dopo, del perché  l’acqua del mare sale al cielo per poi sgorgare  fresca e  purificata dalle falde del monte.
C’è poi l’arcano delle foreste e degli oceani, l’origine degli animali che vivono  su questa nostra madre terra e delle piante, la bellezza del seme che germoglia, l’utilità del frumento trasformato in farina. La morte che sopravviene. Il perché della vita.
E se mai un’altra esistenza ci sarà riservata, ecco che il figlio, stante accanto al corpo del proprio padre defunto, depone nella bara il vestito bianco che era stato indossato dal genitore quando, pressoché giovinetto, aveva ricevuto il “santo”, perché si presenti, secondo la tradizione, alle divinità in cui aveva creduto.
Vestirsi di bianco è una consuetudine della Santería, conosciuta anche come Regla de Ocha, liturgia che unifica i diversi riti della più importante religione africana che esiste a Cuba. 

Per uno straniero è abbastanza difficile comprendere a pieno questo “sincretismo”, vale a dire il processo di mescolanza tra la religione d’origine africana e la religione cattolica importata dagli spagnoli. 
A tale proposito, va annotato che importanti personaggi della cultura cubana si sono dedicati allo studio della Santería: Fernando Órtiz, Lydia Cabrera, Alejo Carpentier, Rómulo Lachatañeré, Rogelio Martínez Furé, Miguel Barnet.
Sostanzialmente bisogna risalire da dove trae le sue origini: dall’Africa equatoriale, e più precisamente dalla regione compresa tra l’antico regno di Dahomey , Togo, Benin ed il sud ovest della Nigeria dove vissero molte tribù che avevano come “idioma” lo yoruba. 
Queste tribù condividevano abitudini, tratti culturali e credenze religiose, specialmente quelle per gli orishas (dei tutelari di ogni gruppo), quantunque non esisteva una uniformità di culto per identità degli orishas: divinità che occupano nel territorio yoruba posizioni dominanti in un luogo magari sono totalmente sconosciuti in altri posti.
Tuttavia la trilogia superiore riconosciuta è la seguente: Olofi – Olodduhare – Olorun. 
E nella pietra (otá) risiedono gli attributi magici del potere. 
Con la tratta degli schiavi a Cuba, migliaia facenti parte di queste tribù africane, non volendo assolutamente abbandonare i propri culti religiosi come invece sarebbe stato il desiderio dei loro padroni cattolici, identificarono gli orishas con i santi ed altre figure religiose per l’appunto del cattolicesimo.
L’evento più importante per i cubani seguaci della Santería è il rituale durante  il quale  l’orisha, che è forma pura ed immateriale, dotato di particolare potere  (aché) si rende percepibile incorporandosi solamente in un astante prescelto chiamato elegún, essere “montado”( gún). 
A Cuba questa religione è molto legata alla figura della famiglia (vivi e defunti) ed ampliata ad una fratellanza religiosa (padrino – madrina) che va oltre il grado di parentela e la consanguineità, dove comunque esiste una omogeneità nella forma di culto che si dice linea de santo.
Olofi è l’onnipotente, colui che dopo la creazione del mondo decise di ritirarsi a  vivere lontano, dietro il sole, chiamato Olorun, lasciando come suo rappresentante Obbatalá.
Changó (Santa Barbara) è il più popolare degli orishas. Domina i lampi, i tuoni ed il fuoco, i tamburi e la danza. Divinità guerriera dal temperamento astuto, molto irascibile. Personificazione stessa della virilità, dal carattere focoso e dalla volontà ferrea, è appassionato di tutti i piaceri terreni. Si accompagna sempre ad Elegguá, di cui si dice sono ocanani, cioè “fatti di un solo cuore”, inseparabili. Changó trova la sua rappresentazione più evidente nella caduta di un fulmine. In onore della sua grandezza, ogni  volta  che viene  menzionato i  fedeli si sollevano sulle punte dei piedi o si alzano se stanno seduti. La sua casa è un castello fortificato. Il rosso ed il bianco i suoi colori, i numeri il quattro ed il sei. I suoi simboli sono strumenti guerrieri.
 

Babulú Ayé (San Lazzaro) è uno degli orishas più invocati.
 
 
Protegge dalla lebbra e dalle malattie del corpo, dalle epidemie e dalle menomazioni. La sua raffigurazione è quella di un mendicante storpio, coperto di piaghe, vestito solo di un poverissimo indumento bianco. Aiuta chi soffre, ed è colui al quale tutti chiedono la grazia della guarigione e aiuto negli stati di malessere fisico, avendo problemi di salute propria o di persone care. Il suo colore è il bianco. 

Elegguá (San Antonio da Padova) è colui che presiede ad ogni cammino e ad ogni porta sul mondo. Elegguá è depositario dell’ aché, ovvero del potere  spirituale. Ha per colori il rosso ed il nero, simboli degli opposti. A metà strada tra gli esseri umani e gli esseri divini, viene personificato in un bambino, messaggero capriccioso ma anche ingenuo tra questi due mondi: il terreno ed il divino. E proprio per questo suo ruolo di intermediario tra uomini e divinità ha una stretta relazione con Orula.  In tutti i rituali della Santería a lui è dedicata la prima offerta sacrificale, poiché apre ogni sentiero e decide se liberare la strada verso il raggiungimento di un obiettivo o costellarla di ostacoli e difficoltà. I suoi numeri sono il tre ed il ventuno. 

Obbatalá (Virgen de las Mercedes) è il padre benevolo di tutti gli orishas e dell’umanità. Presiede alla testa ed alla mente degli esseri umani. Olofi creò l’Universo, ma diede a Obbatalá il compito di organizzare il mondo e di creare l’umanità. Colore dominante è il bianco, a volte mescolato al rosso, al marrone od altri che stanno a rappresentare i suoi diversi cammini.
 

Yemayá (Virgen de Regla, negra como el azabache), questa dea vive e domina nei mari e nei grandi laghi. Signora della maternità è considerata per l’appunto come la grande madre universale. 
 
 

Il suo nome è l’abbreviazione di Yeye Omo Eja, ovvero la madre dei pesci. E’ fonte di tutte le ricchezze che condivide con la sua sorella minore Ochún. Veste con sette sottane azzurre e bianche. Indossa gioielli d’argento e di corallo. 
Ochún (Virgen de la Caridad del Cobre, patrona dell’Isola) è la regina delle acque dolci, dei torrenti, di tutti i corsi d’acqua e dei laghi. Personifica l’amore e la fecondità. Risolve anche problemi di carattere economico. E’ la più giovane delle divinità femminili e malgrado questo ha il titolo di iyalode, vale a dire  regina, ed è la seduttrice degli orishas.  Il suo colore è il giallo oro, il suo numero il cinque. A lei appartengono i pavoni reali ed altri uccelli dal piumaggio colorato. Il suo fiore preferito è il girasole.
Orula (San Francesco d’Assisi), colui che prevede il futuro, eletto tutore della sapienza e della divinazione.  E’ l’unico al quale Olofi permise di essere testimone della creazione dell’Universo.
Ora continua ad essere testimone del percorso e dei destini degli esseri umani. I suoi colori sono il verde ed il giallo. 
Oggún è il dio del ferro, della guerra, del lavoro manuale. Presiede a tutto ciò che implica tecnica e costruzione tecnologica, sempre però con fine bellico. Spiana la strada a colpi di macete.
Viene rappresentato come una divinità costantemente presa dal lavoro manuale e dal lavoro pesante. Personalità schiva, vive lontano dalle folle, nei boschi, sulle montagne. Ha il verde ed il nero per colori preferiti, il sette come numero. 
Ochosi è il terzo membro del gruppo di orishas denominato guerreros. Ai suoi iniziati offre a protezione la sua freccia giustizialista. E’ un cacciatore che insegue le sue prede anche attraverso territori sconosciuti ed impervi. Ha il ruolo di intermediario ed interprete di Obbatalá, con il quale è in stretta relazione. Blu e giallo i suoi colori, un gallo la sua rappresentazione. 

Osaín è il medico degli orishas, colui che conosce perfettamente le virtù curative di ogni elemento naturale, erbe, alberi, minerali. Vive in ogni luogo, in un piccolo bicchiere d’acqua come in un bosco infinito. Prima di ogni cerimonia propria della Regla de Ocha dove sono utilizzati piccole piante e rami d’albero, scelti accuratamente in funzione delle loro proprietà, è d’obbligo chiedere il permesso ad Osaín per addentrarsi nei boschi od in altri luoghi a raccogliere uno qualsiasi di questi elementi. Solitamente la persona che esegue queste operazioni, regolate da rigorose norme comportamentali, è uno specialista che ne curerà anche la vendita. Si chiama yerbero, figura tradizionale ancora molto diffusa.
 
Altre divinità alle quali rendono culto i cubani: Oyá, Oba, Orisha Oke, Naná Burukú, gli jimaguas Ibbeyi che proteggono i bambini, Inle, Aggayú Solá, Yegguá. 
La Regla de Ocha, che come accennavo in apertura unifica i diversi riti yoruba in una unica liturgia, venne proposta alla fine del XIX secolo dal babalao Lorenzo Samá. 
Babalao, che letteralmente significa padre dei segreti, è il sacerdote di Orula. Questa categoria sacerdotale è rappresentata solamente da uomini. Ed il predestinato potrà ricoprire questo incarico quando il babalao che lo ha formato ne ha la convinzione. 

Esiste poi la Regla de Ifá che si deve al babalao Eulogio Gutierrez, ed è l’arte magica usata dalla Santería per predire il futuro attraverso la manipolazione della tavola di Ifá o di Orula. Le norme stabiliscono che il rituale venga compiuto da un sacerdote di Orula. Ciò nonostante i santeros (che possono essere uomini o donne) praticano la predizione del futuro quando il santo che hanno ricevuto in affidamento li autorizza. In questo caso la predizione la realizza o lo stesso orisha che si impossessa del santero (chiamato anche babalocha o iyalocha) o lo spirito di una persona morta che ritorna, assume corporeità nel santero e parla attraverso di lui al diretto interessato. 
Ifá è la massima capacità divinatoria della Regla de Ocha. Si tratta di un campo estremamente esoterico e basato essenzialmente sull’abbinamento di numeri e di leggende da cui il babalao è in grado di trarre previsioni ed avvertimenti. Gli strumenti di lettura sono l’ékuele (detta anche cadeneta), collana fatta di otto gusci di lumaca o di noce di cocco, ed il tablero, che rappresenta il mondo ed i punti cardinali, sul quale viene sparsa una polvere bianca e lanciati una manciata di semi. 

La Santería, detta anche brujeria, ovviamente ha un carattere prammatico ed i suoi affiliati cercano di risolvere le esigenze spirituali e materiali per suo tramite. 
Nelle cerimonie religiose “animali” e “vegetali” sono messi in relazione con gli dei. Si tratta soprattutto di tuberi, pollame e montoni. Agli orishas vengono anche offerte bevande ed alimenti delle “feste”. Sugli altari “casalinghi”, dove ci sono i simulacri del santo, si vedono spesso contenitori di liquidi, candele, giocattoli, caramelle ed altri oggetti vari. Il sacrificio degli animali, sempre secondo la tradizione, è utile per cambiare in meglio la sorte e la vita degli esseri umani. 
Altre due importanti religioni africane sopravvivono a Cuba: la Regla de Palo o Mayombe ( con al suo interno tre sette: Palo Mayombe – prevalentemente magia nera , Briyumba – magia bianca, Kimbisa – la più antica) giunta dal Congo, e la seconda la società segreta Abakuá (ricreata dai membri dell’epke, leopardo in lingua efik) dalla zona nigeriana del Calabar, sviluppatasi a La Habana, Matanzas e Cárdenas. 
Comunque è bene si sappia che , all’interno di una medesima famiglia, non tutti i componenti seguono queste pratiche religiose. Ma quella parte del popolo che lo fa generalmente rispetta, anche a costo di rinunzie personali, i parametri dettati dalla consuetudine generalizzata. 
Si stabiliscono sedi di incontro e di aggregazione dove vengono raggiunti momenti “forti” di spiritismo che distolgono dalla vita quotidiana e portano ad una evasione fortificante per la persona. 
Luoghi e cerimonie dove il ballo e la musica, nel sangue del popolo cubano, assumono un aspetto corale importantissimo, e le danze, diverse secondo l’orisha celebrato, hanno come tema portante i riti della “possessione” e del “trans”, e la rappresentazione per l’appunto delle vite e delle gesta delle varie divinità. 
Luoghi e cerimonie dove non manca mai ron e cerveza e divisa e tabaco. La musica è quasi esclusivamente composta da basi ritmiche e melodie vocali in cui si alterna una voce dominante detta diana o gallo ed un coro. Gli  strumenti utilizzati principalmente sono tamburi chiamati batá (di tre tipi: iyá o madre, itótele quello di mezzo, okónkolo il più piccolo), dotati di valenza religiosa e custoditi gelosamente in una stanza “sacra” detta igbodú delle case-tempio dei santeros e dei babalaos. 

Una nota finale mi pare doverosa: tra gli stranieri alcuni sono incuriositi e chiedono ausilio ai santeros per esigenze di salute, di buona riuscita nel lavoro  nel rapporto con la persona cara e con i figli, con esito spesso positivo.
Altri la praticano come nuova religione, stimolati anche dai frequenti ritorni a Cuba. 
E chi volesse saperne di più, ebbene deve andare proprio sul posto: solo a Cuba potrà avere risposta limitatamente a certe domande, perché a tutte non è possibile. Lo capirete quando il santero o la santera vi sorrideranno mostrando i loro denti bianchissimi, volendo così significare che intendono custodire il segreto.
 

 

 

 

Prima stesura 2 maggio 1997