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Cuba clandestina: L'Havana notturna, tra droga e reggaeton

07.08.2012 17:04

http://laislagrande.blogspot.it/

In un edificio fatiscente, sporco e grigio, della fine degli anni ’20 del secolo scorso, si può incontrare Juan Antonio, un giovane con il fisico da giocatore di basket. Indossa dei bermuda larghi che fanno intravedere i boxer di marca. Le braccia atletiche, frutto di esercizi “fai da te”, sono coperti da tatuaggi con una approssimata pretesa artistica. Occhiali grandi, stile vintage. Canottiera di Lebron James, la stella dei Miami Heat e delle ciabatte di cuoio completano la sua “divisa”, abbigliamento comune in questi quartieri periferici e abitati da una maggioranza nera.

Dopo le dieci della sera, Juan Antonio comincia il suo lavoro. Vendere roba o marjuana “yuma”. All’apparenza sembra si stia rinfrescando con la brezza notturna all’entrata del decadente e affollato edificio. Invece sta aspettando i suoi clienti.

I primi ad arrivare sono “faranduleros” (da farandula, fiaba, chi vive godendo alla giornata), come si chiamano i seguitori della “farandula” havanera. Ragazzi che conoscono perfettamente l’itinerario dei “reguetoneros” (amanti del reggaeton), il posto e l’ora dove suoneranno.

La transizione è rapidissima. I giovani vogliono comprare tre grammi di coca. Il pusher ha tre involucri da un grammo. Una mano consegna 150 CUC e velocemente Juan Antonio, come contraccambiando il saluto fa cadere i tre pacchettini di carta bianca.

E’ fine di settimana. I consumatori abituali dell’Havana notturna passano a trovare Juan Antonio come di consueto, lui con la movida havanera ha un buon margine di guadagno. “Esiste una clientela abituale, dipendente dalla cocaina. E’ gente di alto livello e con notevoli entrate economiche. Musicisti, reguetoneros, figli di papà, jineteras (prostitute) e stranieri di passaggio in città. Il difficile non è vendere. E’ mantenere gli occhi aperti per ingannare la “monà” (polizia), sottolinea Juan Antonio masticando una gomma.

Di certo la polizia rende le cose difficili. Al momento per le strade dell’Havana è consueto incontrare un corpo della polizia con uniforme nera e cani pastori tedeschi. Sono i principali nemici di Juan Antonio. Se lo prendono vendendo droga rischia pesanti condanne che possono arrivare a 30 anni o all’ergastolo.

Ma Juan Antonio dice “non ho altro modo di trovare i soldi, è la sola cosa che so fare. E’ come giocare alla roulette russa. Se il tuo prodotto è famoso può trarre code di poliziotti. Se non hai clienti non fai soldi. E’ molto rischioso, ma ho tre bambini da mantenere”.

Quando gli si chiede dove prende la droga, si annoia “cazzo, un giornalista è come la polizia, questo non te lo dico, è già sufficiente se racconti questa storia”, dice. E si allontana per attendere un cliente che arriva con tre ragazze e un auto americana degli anni ’50.

Ufficiosamente si sa che l’approvvigionamento di droga proviene dall'arrivo, anche casuale, sulle coste cubane. Pescatori, reclute e gente della zona non sempre consegnano tutta la droga che arriva, ne trattengo una parte, una borsa di coca colombiana lascia tanti soldi come una marea.

“Le persona hanno le loro esigenze, riparare casa, avere elettrodomestici moderni e soldi sotto il materasso per le emergenze. Quindi cercano persone come me, che compra la merce sottratta”, dice a voce bassa un uomo che si dedica alla compra vendita all’ingrosso di cocaina.

L’Havana non è un mercato dove si muovono grandi quantità di coca, per l’alto costo, tra i 45 e o 50 CUC al grammo, è una droga destinata ad un mercato ristretto. Però se volete “volare” si trova sempre il modo. Nella “calle 23”, in piena rampa (strada centrale dell’Havana) si trova la discoteca “La Gruta”, una delle preferite dai reguetoneros di moda. L’entrata costa tra 5 e 10 CUC.

Stanotte suona “El micha”, un dei più famosi reguetoneros del momento, la sala è stracolma. Vicino all’ingresso Arturo vende pastiglie di Parkisonil (Trihexifenidilo), medicina per la cura del Parkinson, a 20 CUP alla pastiglia. La marijuana locale si compra a 25 CUP a spinello.

Alla gente piace essere “stonati” al ritmo del reggaeton. Qualunque cosa va bene, ketamina, Parkisonil e altre pastiglie che stravolgono, dice Arturo con le pupille dilatate.

Non è difficile incontrare un ragazzo di 15 anni che ha provato sostanze psicotrope e ha fumato una canna di erba locale, la più economica.  La marijuana “yuma” (importata) costa tra i 4 e 5 CUC per un paio di spinelli, la qualità è migliore di quella locale. Alle canne hanno dato nomi curiosi “il calcio di King Kong”, “Black Bird il passero giallo” o “il vero Fidel Castro” uno spinello mischiato con cocaina che ti fa parlare come Fidel nei suoi anni d’oro.

La legge cubana considera il consumatore come un malato o un alienato. Ma il limite tra chi vende e chi consuma è flebile. Se ti trovano con 10 spinelli ti possono rinchiudere anche se dichiari che è per uso personale.

Dalla fine degli anni ’90 le forze speciali della polizia hanno sviluppato settori operativi mirati a smantellare l’uso di droga nell’Havana notturna. C’è stato un momento nel quale l’uso diminuì. Ma come un drago a mille teste, ultimamente è risorto.

“E’ l’attrazione del proibito, la polizia addosso alla gente, e la gente addosso al “lio” (droga)” confessa Juan Antonio.

“Come risolvere i problemi della vita quotidiana? Siccome non si possono risolvere, meglio restare tra le nuvole”, afferma Juan Antonio camminando con amici sulla rampa.

Si sono fatte le tre di mattina, hanno varie bottiglie di rum invecchiato, pastiglie di Parkisonil e due spinelli. Hanno passato una notte calda tra reggaeton e droghe varie. Ora aspettano l’alba seduti sul muro del “malecon”, con un un riflusso di mille demoni. Rilassati e distanti. Euforici, questo si. E’ il loro modo di scappare.

 

da Diario de Cuba